Dopo tredici anni ritorna Dory, la pesciolina blu che meritava un film tutto suo

Andrew Stanton ha impiegato tredici anni per riportarci sotto l’oceano, per la precisione ad un anno dagli avvenimenti di “Alla ricerca di Nemo”. Nel sequel/spin-off “Alla ricerca di Dory” ritroviamo la pesciolina blu più smemorata di sempre, Dory, riuscire ad ottenere qualche miglioramento a livello mnemonico grazie il sostegno di un terapeuta, lo squalo Bruto. Dory, di conseguenza, inizia a ricordarsi dei propri genitori e decide di volerli cercare. Parte alla volta della California con l’aiuto di Marlin e Nemo.

Le cose si complicano nel momento in cui Dory, rimasta ferita, si separa da Marlin e Nemo. La pesciolina blu viene recuperata dai dipendenti di un centro oceanografico che le presteranno soccorso mentre i suoi compagni d’avventura cercheranno in tutti i modi di ritrovarla. Il film sta riscuotendo un enorme successo e a livello di pubblico e a livello di critica.

Costato circa 200 milioni di dollari, ha già incassato circa un miliardo di dollari a livello mondiale. Negli Stati Uniti è diventato il film Pixar con l’incasso più alto, superando “Toy Story 3” e “Insiede Out”, e il secondo film più visto di quest’anno, precedendo “Star Wars: Il risveglio della Forza”. Votato da circa 70mila utenti sul portale IMDb, ha totalizzato un punteggio momentaneo di 7,7 su 10. Una critica negativa è stata ricevuta da parte di Tod McCarthy, capo dei critici di Hollywood Reporter.

Il film, se comparato al prequel, non ha una forte trama ma vale il prezzo del biglietto se si tengono in considerazione il cortometraggio che apre il film e la scena di chiusura a termine dei titoli di coda.

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