Fertility Day: Colpo e Corpo di Stato.

In poche ore la notizia dell’istituzione del Fertility Day ( giornata di promozione della fertilità e di promulgazione dell’etica della procreazione, ufficializzata per il 22 settembre 2016) da parte del Ministro dell’Istruzione Beatrice Lorenzin, ha generato una infinità di polemiche da parte di molti giornali, siti web, canali tv e pagine Facebook. Polemiche di qualsiasi ordine: scientifico, etico, politico e giuridico. Effettivamente, una attenta e critica lettura del Piano Nazionale di Fertilità porta al riscontro di alcuni aspetti più che opinabile ed altrettanto controversi. Alcuni sostengono sia una propaganda in perfetto stile fascista riferendosi alla nota “battaglia demografica” condotta dal Duce per aumentare il numero di nati e avere più forza lavoro da impiegare; altri si appellano al leitmotiv razzista che punterebbe il dito contro le donne che non possono avere una gravidanza. Polemiche su temi delicati che trovano oggettivamente riscontro pratico nel Piano proposto dalla Lorenzin. Ma il tema che urge trattare è il sacrosanto tema della libertà. Libertà che il Piano va a violare palesemente.

Nel testo di circa 150 pagine redatto dal governo con l’ausilio di medici, professori ed esperti, ci si poggia sempre su basi giuridiche per supportare il Fertility Day. Ad esempio si cita parte dell’art. 31 (comma 1) della Costituzione: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia”. Fino a qui tutto regolare, il Piano sembrerebbe costituzionalmente accettabile. Ma la campagna all’insegna della fertilità lanciata dalla Lorenzin e dal Governo non deve solo tener conto di quello che la Repubblica deve fare e di ciò di cui il Welfare necessita ma anche di ciò che il cittadino vuole. In altre parole, lo stato deve tener conto non solo dei propri diritti ma anche di quelli del cittadino, quei diritti che l’articolo 2 della nostra Costituzione definisce “inviolabili”, che niente e nessuno può violare e tra questi diritti rientra (ed è triste doverlo ricordare) la libertà personale citata e difesa dall’articolo 13 della nostra Costituzione: “La liberta personale è inviolabile.” Dal momento che il corpo è del singolo e non dello stato, non dovrebbe essere una libera scelta del singolo quella di riprodursi e procreare?

Inutile ma strategico il riferimento al dovere dello stato di difendere la famiglia. Incostituzionale e meschino il tentativo di distogliere l’attenzione da un diritto primario e inviolabile: la libertà di scelta. Diritto che potrebbe e dovrebbe essere sacrificato in virtù del benessere demografico dello Stato, secondo quanto sostenuto nel Piano di Fertilità. Alla luce di quanto detto, definire incostituzionale questo articolo sembra del tutto lecito. Negare ad una donna la libertà di scelta e decidere per il proprio corpo è insieme un Colpo e un Corpo di Stato.

Ignobile anche la demolizione della molteplicità di pensiero. Andare a ” utilizzare questi strumenti (il riferimento è ai media) per veicolare informazioni chiare e corrette, sgombrando il campo da equivoci che inducono in errore le persone celebrando, ad esempio, le nuove tecniche di procreazione come infallibili e percorribili senza limitazione di tempo. “ oltre a violare la libertà di pensiero e non rispettare il ruolo divulgativo dei media,  manda a far benedire quel concetto così bello e così dimenticato del pluralismo. Forse coloro che vedono in questo Piano un remake della “battaglia demografica” fascista non hanno poi tanto torto. Non è mica una polemica infondata dire che si sta demolendo la libertà di pensiero, il pluralismo e la veridicità dell’informazione proprio come nel Ventennio.

Appare evidente inoltre che lo slogan illeggibile ma sotteso del Piano di Fertilità è: “La fertilità come dovere, l’infertilità come colpa e mancanza di senso civico. “ e non sia mai abortisci per libera scelta. Insomma, chi sceglie di non procreare crea un danno alla società, vuole il male del proprio Paese. Ma cosa vuole invece un Paese, uno Stato che condiziona la mia coscienza, che plasma la mia mente, che sceglie per me ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Cosa vuole per me lo Stato che invece di un piano di educazione sessuale e prevenzione di gravidanze indesiderate propone un piano nazionale a favore della fertilità ? Cosa vuole per me uno Stato che mentre finge di impegnarsi per l’emancipazione femminile e la parità dei sessi concepisce il corpo di una donna come una fabbrica?

Ci sono faccende serie di cui lo stato dovrebbe occuparsi in relazione alla donne e alla loro incolumità fisica anche perché, ad oggi non sono pochi e non sono nemmeno in calo i casi di violenza, duole sottolinearlo. Sarebbe opportuno rendere facile la vita di una donna e sarebbe opportuno tacere su ciò di cui non si può parlare. Mettere alla luce un bambino non è riempire le caselle di un grafico ISTAT oppure sollevare il Welfare. Partorire non è fabbricare un bimbo che per la nazione è un numero.  Partorire non è un gioco. Non è il Fertility Game lanciato dal sito del Fertility Day che ti consente di scegliere l’icona dello spermatozoo azzurrognolo e dell’ovulo rosa acceso. Partorire è scegliere coscientemente di amare con tutto se stessi una nuova storia, una nuova vita, un nuovo bagaglio di pensieri, una nuova persona che possa un giorno, ammesso che gli sia concesso, operare a sua volta la libera scelta di mettere o non mettere alla luce un’altra vita. PARTORIRE E’ UNA LIBERA SCELTA IN UN LIBERO MONDO!! 

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Nato a Maddaloni il 16/05/1995. Vive a Beltiglio di Ceppaloni, un piccolo paesino della provincia di Benevento. Studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Salerno. Scrive anche per Benevento ZON, AlBarSport.com e Derivati Sanniti.
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