Je suis Charlie Aujourd’hui: la peggiore offesa è quella alla libertà

“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.” 

Sotto la luce di questa massima di Voltaire urge fare chiarezza intorno alla situazione della vignetta di Charlie Hebdo. Ormai, da qualche ora non si fa che parlare di altro, in rete, in tv, sui social. La rivista di satira d’oltralpe, nota sopratutto per l’attentato subito nel gennaio 2015 da parte di alcuni fondamentalisti a causa di una vignetta satirica su Allah, ha pubblicato, nel numero di oggi, una vignetta intitolata “séisme à l’italienne” in cui il vignettista Felix ha raffigurato un uomo sanguinante paragonandolo ad un piatto di penne all’arrabbiata, una donna impolverata paragonandola alle pennette gratinate e un ammasso di vittime disposte a strati paragonandole agli strati di una lasagna.  In pochissime ore la notizia della pubblicazione di questa vignetta ha fatto il giro del web e ha raccolto numerosissime polemiche. In molti si sono indignati definendo la vignetta “sconvolgente”, “indecente” e manchevole di rispetto per le vittime del sisma. D’altro canto c’è anche chi si schiera dalla parte di Charlie Hebdo con frasi del tipo: «Siamo tutti Charlie finché Charlie non sfotte noi» e «se non tocca alla pancia non è satira. È solo un disegno insignificante».

Cercando di restare il più lontano possibile dal prendere posizioni e in nome di quella libertà di pensiero, stampa e espressione di cui tanto ci riempiamo la bocca, è intelligente dire ancora oggi: JE SUIS CHARLIE. Non per dimostrare che siamo coerenti ma quanto meno per dimostrare che siamo davvero difensori della liberté. Possiamo non condividere i modi ma non possiamo dire che “non si fa!”, che non è satira. Perché il signor Felix magari ha voluto comunicarci un messaggio politico e sociale, perché magari per il signor Felix questo modo non era offensivo, perché, per Giove, libertà è anche pensarla diversamente. Si, anche scherzare sulle vittime! E poi, ammesso che il signor Felix avesse voluto offenderci, non è comunque libero di farlo ? Se un singolo crede che questo gesto sia offensivo perché dovrebbero crederlo tutti ? Non può esistere qualcuno che trovi inoffensivo questo gesto ? Chi stabilisce cosa è offensivo e cosa non lo è ? E poi, sinceramente, io mi sento più offeso dal disimpegno delle istituzioni che non mi garantiscono una scuola sicura e che continuano a giocare con la mia vita tra le mani piuttosto che da una vignetta. Io mi sento offeso da uno Stato che non mi assicura una struttura pubblica antisismica e che quindi non mi considera importante. Il disimpegno uccide, la satira no!

In conclusione: aldilà delle proprie convinzioni e motivazioni, io credo fermamente che l’offesa più grande che si possa fare resti comunque quella alla libertà. Perché dire ” Io non sono Charlie” nella lingua mondiale significa offendere la libertà! JE SUIS CHARLIE AUJOURD’HUI!

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Nato a Maddaloni il 16/05/1995. Vive a Beltiglio di Ceppaloni, un piccolo paesino della provincia di Benevento. Studia Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Salerno. Scrive anche per Benevento ZON, AlBarSport.com e Derivati Sanniti.

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