La notte degli Oscar 2017: i vincitori, tra gaffe e sorprese

Si è chiuso il sipario del Dolby Theatre di Los Angeles dove si è tenuta l’89° edizione della cerimonia degli Oscar. A brillare più di tutte le altre stelle doveva essere il musical di Chazelle, La La Land, con le sue canzoni alla Cantando sotto la pioggia e il suo ritmo pieno di brio.

Nonostante le sue 14 nomination, però, ha incassato 6 riconoscimenti, compreso Miglior Regia e Miglior Attrice con Emma Stone che ha ringraziato nuovamente Ryan Gosling per aver tenuto alti gli standard del film, essendo giunti alla loro terza collaborazione. Gli ultimi minuti della premiazione, per il cast di La La Land, sono stati invece pieni di delusione: alla fatidica frase “the winner is” pronunciata da Warren Beatty e Faye Dunaway la vittoria come Miglior film era stata assegnata al film del giovane regista trentaduenne ma, dopo qualche attimo di panico, il produttore Jordan Howowitz ha annunciato l’errore, chiamando sul palco il cast di Moonlight. Secondo i pronostici, era proprio Moonlight a poter sfidare La La Land, con i suoi ritmi lenti e sinfonici, diviso in tre atti per raccontare la storia di Chiron, da bambino a ragazzo a uomo adulto, che deve combattere per scoprire se stesso e la sua intimità, in un mondo senza nessuna pietà.

La bellezza di questo film non risiede nel complesso, ma nei dettagli, nelle scelte registiche che preferiscono i primi piani e inquadrature sfocate. Basato sull’opera teatrale In moonlight black boys look blue di Tarell Alvin, si è guadagnato anche il premio come Migliore sceneggiatura non originale. Un ulteriore premio è stato dato a Mahershala Ali, come miglior attore non protagonista. Diversamente da quanto successo durante i Sag, però, Ali non ci delizia con nessun discorso contro Trump. Il presentatore stesso, Jimmy Kimmel, durante il tradizionale monologo di apertura, non si è dilungato molto su Trump e la situazione politica americana, ma ha preferito fare battute sugli attori presenti, in particolar modo su Matt Damon.

Già durante il red carpet l’attore aveva espresso i suoi dubbi sul talento di Kimmel, dopo aver dichiarato di aver voluto cedere il ruolo di Lee in Manchester by the sea a Casey Affleck. Ed è proprio quest’ultimo a brillare con il premio di Miglior attore protagonista, per la sua totale immersione nel ruolo del solitario idraulico di Boston. Inospitale, rigido, grigio, un mondo pieno di crepe è quello descritto nel film di Kenneth Lonergan, che sembra non portare ad alcuna soluzione, ad alcuno spiraglio di luce. Un inno al dolore è ciò che viene raccontato, che non può essere risolto tramite una catarsi di due ore, ma che deve scavare nel profondo dello spettatore. Si guadagna, meritatamente, anche la Miglior sceneggiatura originale.

A trionfare come Miglior attrice non protagonista è invece Viola Davis per il suo ruolo in Barriere di Denzel Washington che, nel suo discorso di accettazione della statuetta ha esordito così: “C’è solo un posto dove tutte le persone con il più grande potenziale si riuniscono, ed è il cimitero. Sono diventata un’artista perché è l’unica professione che celebra cosa significa vivere la vita”. I giurati dell’Academy sono riusciti a raggiungere così i loro obiettivi: cancellare il ricordo della polemica Oscars So White dell’anno scorso e prendere le distanze da Trump, anche se indirettamente. Ciò si vede anche dalla vittoria come Miglior film straniero, Il Cliente, di Asghar Farhadi che non è potuto essere presente proprio a causa del decreto anti-immigrazione del presidente Trump.

Nessuna possibilità, invece, per il nostro Fuocoammare di Gianfranco Rosi che è stato battuto da O.J.: Made in America nella sezione Miglior Documentario. Nemmeno il Diritto di contare è riuscito ad ottenere una statuetta, con tre nomination. Octavia Spencer, intervistata durante il Red Carpet, ha descritto il film come una storia che infonde speranza e ricorda che anche le donne possono avere il potere.Rimangono completamente a bocca asciutta anche Lion – La strada verso casa e Hell or High Water. Due invece sono state le statuette assegnate a La battaglia di Hacksaw Ridge, di Mel Gibson, con Andrew Garfield, per il Miglior montaggio e il Miglior Sonoro.

Festeggia anche il mondo di Harry Potter, che grazie ad Animali Fantastici e dove trovarli vince il premio per migliori costumi.

L’Italia invece può vantare almeno la presenza di Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini che, con Christopher Nelson, hanno conquistato il premio per Miglior trucco e acconciatura in Suicide Squad.

Per quanto riguarda invece le canzoni, è City of Stars di La La Land a conquistare il premio, assieme anche a Justin Hurwitz per miglior colonna sonora. Il premio come miglior film d’animazione va invece a Zootropolis, diretto da Rich Moore e Byron Howard. Una celebrazione, insomma, con alti e bassi, sviste e sorprese che anche quest’anno ha catalizzato l’attenzione dei riflettori di tutti il mondo.

About Elena Morrone 31 Articoli

Nata nel 1995, ha frequentato il liceo classico T. Tasso dove ha diretto il giornalino scolastico Kaos. Ora studia alla facoltà di Scienze Politiche all’Università di Salerno. Appassionata di cinema che però non vedrebbe una commedia rosa manco a pagarla oro. Ha una bassa considerazione del cinema italiano da Fellini in poi e pensa che tutte le navi di Crociera sul Nilo e Vacanze ai Caraibi dovrebbero affondare all’istante – odia i cinepanettoni insomma. Guarda serie tv all day long e ogni tanto dorme pure.

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