Ogni Maledetto Natale: I tre che uccisero Santa Claus

Fonte: larepubblica.it

Quali sono gli ingredienti per un buon film natalizio? Prima di tutto l’attesa festività invernale, un arco temporale ben definito. E poi le solite cose che abbiamo imparato a conoscere dopo anni di maratone di film in Tv: lucine ovunque, umorismo basato su equivoci, finale assolutorio ed emozioni che pervadono tutto il film. Cosa si ottiene se si decide di ribaltare il buonismo che riempie di melassa buona parte del film? Otteniamo Ogni Maledetto Natale, del trio Torre-Vendruscolo-Ciarrapico, sia sceneggiatori che registi del film.

Abbiamo imparato ad apprezzare i tre con la serie cult Boris, feroce satira sui rapporti di lavoro in una troupe televisiva: fra registi iracondi, attori mitomani e stagisti schiavi, nessuno veniva fuori con le ossa intere. Questo film non è da meno, a partire dall’incipit: “In un certo senso il Natale esiste da sempre: freddo, buio, angoscia… il Natale era questo, il momento più spaventoso dell’anno”.

Al centro della storia ci sono Massimo e Giulia, due ragazzi che, per loro sfortuna, si invaghiscono l’un l’altra pochi giorni prima delle festività natalizie. Giulia, per la vigilia, invita Massimo a casa dei suoi in quel di Cucuja, un paese della Tuscia che ricorda quasi le inquietanti foreste della Louisiana esoterica. L’iperbole non è usata a caso: i Colardo, i familiari di Giulia, sono dei rozzi figuri dediti alle più inquietanti usanze natalizie: caccie al cinghiale, riffe all’ultimo sangue e l’immancabile gioco a carte natalizio con regole improbabili (a mio avviso la scena più riuscita del film!).

Il giorno dopo è la volta della famiglia di lui: una dinastia di imprenditori di successo che, ironicamente, produce prodotti dolciari nel periodo natalizio. Anche qui il Freak Show è servito: tra fanatici religiosi, camerieri filippini xenofobi e suicidi visti come un fastidio più che come una tragedia, c’è l’imbarazzo della scelta. Trionferà l’amore, nonostante il Natale?
La prima cosa a balzare all’occhio dello spettatore è la superba scelta per il cast: su tutti, Valerio Mastandrea e Corrado Guzzanti, così grotteschi da diventare, ahimè, fin troppo credibili. Sorprendono le buone interpretazioni di Alessandro Cattelan e Alessandra Mastronardi, i protagonisti, l’uno all’esordio cinematografico, l’altra buona “spalla” per i numerosi caratteristi del film.

Il film fa ridere molto, magari meno nella seconda parte: del resto la differenza fra situazioni carnascialesche e “commedia borghese” si notano. D’altro canto, per chi conosce il trio Torre-Vendruscolo-Ciarrapico, si nota un grave problema nel film: tutti i grandi attori presenti nella pellicola, peraltro alle prese con un doppio ruolo (prima nella famiglia di lei, poi in quella di lui), sembra abbiano il “freno tirato”: da una Contro-commedia natalizia ci si sarebbe aspettati un ribaltamento totale degli stilemi del genere. Ma, al di là delle situazioni folli che si presentano di volta in volta, il meccanismo è sempre il solito.

Ma questo film non merita una chiosa critica, anzi! Andrebbe recuperato e magari “piazzato” al posto dell’eterno “Una poltrona per due”, alla vigilia di Natale.

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Classe 1993. Tragicomico per natura, goliarda per vocazione. In fase adolescenziale viene folgorato come San Paolo sulla via di Damasco dalla Stand-up Comedy americana e dalla scuola comica milanese. Amante della buona scrittura al cinema, in teatro e in tv, si occupa di show-biz in toto.

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