Report (Rai 3): il servizio-inchiesta sul Prosecco porta alla luce dettagli sconvolgenti

Report. La seguita trasmissione di Rai3, condotta da Milena Gabanelli, ieri sera ha mandato in onda un servizio sulla produzione del Prosecco (valore dell’export 2,5 miliardi annui) e l’utilizzo che si fa del suolo Veneto per la produzione dello stesso.

Il servizio-inchiesta ha messo in luce che la produzione del pregiato prodotto Made in Italy avviene grazie all’ausilio di trattamenti chimici che oltre ad alterare la genuinità del prodotto vanno ad impoverire e danneggiare il terreno. Inoltre l’intensa attività di produzione ha conquistato gran parte del suolo ed è arrivata a ridosso di abitazioni ed edifici; ciò comporta non pochi problemi per i cittadini.

La scheda del servizio, a cura di  Bernardo Iovene, ci consegna la descrizione di un paesaggio segnato dalle colture intensive condotte dai produttori di Prosecco. Inoltre il reporter di Rai3 ci racconta della contesa nata tra gli abitanti di Prosecco (località sopra Trieste) e i produttori del Prosecco. Gli abitanti di Prosecco chiedono al consorzio la bonifica del costone carsico del paese che è stato danneggiato dall’uso di sostanze chimiche. Il consorzio e gli abitanti sono giunti ad un accordo che però è rimasto solo su carta.

Ecco la scheda del servizio: “Nella zona Doc e Docg si producono circa cinquecento milioni di bottiglie di Prosecco, un successo mondiale del vino storicamente prodotto in Veneto, tra Conegliano e Valdobbiadene. Ma lo spumante che oggi viene bevuto nel mondo prende il nome da Prosecco, una piccola frazione che nasce sul costone carsico del comune di Trieste. Dal 2009 un decreto ministeriale ha stabilito che l’uva chiamata prosecco per legge sin dal 1969 dovesse cambiare nome e diventare glera. Il cambio di denominazione venne definito dai produttori locali un’operazione intelligente. Dal giorno dell’entrata in vigore del regolamento, infatti, al di fuori dalle nove province a cavallo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, nessuna azienda ha mai più potuto produrre spumante da quel vitigno e venderlo con l’etichetta di “prosecco”. L’enorme richiesta di mercato e il business delle bottiglie in crescita hanno inevitabilmente determinato un’espansione delle vigne in tutto il Veneto, e il rovescio della medaglia sono le colture intensive, con trattamenti spinti, che arrivano a ridosso di case, scuole, strade. Quello che si è rivelato un affare per i veneti, per gli abitanti di Prosecco invece si è trasformata in una beffa. Nella frazione triestina che si trova sull’altopiano carsico, coltivare la vite è complicato. Per questo, i viticoltori di Prosecco nel 2009 hanno chiesto dei finanziamenti per avviare i vigneti sul loro territorio. A oggi il protocollo di intesa che hanno firmato in cambio dell’utilizzo del nome con il ministero e la Regione è stato disatteso. Per questo gli abitanti di Prosecco chiedono delle royalty su ogni bottiglia venduta altrimenti sono pronti a fare battaglia per impedire da parte di altri l’utilizzo del nome della loro frazione. “

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Nato a Maddaloni il 16/05/1995. Vive a Beltiglio di Ceppaloni, un piccolo paesino della provincia di Benevento. Studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Salerno. Scrive anche per Benevento ZON, AlBarSport.com e Derivati Sanniti.
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