The Witch: trama e recensione

Da qualche anno il genere horror, piuttosto che proporre trame intriganti e idee tecniche moderne, ha deciso di adagiarsi sulle solite tramette viste e riviste usando i soliti mezzucci per provocare tensione nel pubblico.
E’ in un clima di tale mediocrità che vien giù come un fulmine a ciel sereno The Witch, l’opera prima di Robert Eggers, presentato in anteprima al Sundance Festival del 2015.
La trama è semplice ma allo stesso tempo inusuale: una famiglia di pellegrini del XVII secolo viene cacciata dalla propria comunità essendo dei cattolici ultra-praticanti. Quello che troveranno al limite della foresta, dove decidono di abitare, è difficile da spiegare: animali selvatici? Un lupo, magari? Perché non una strega?
Il sottotitolo del film, A New-England Folktale, fornisce già una palese dichiarazione d’intenti: l’argomento terrificante verrà trattato esattamente come se provenisse dai racconti dell’epoca. E le streghe del ‘600 non sono quelle che conosciamo oggi, col cappello, la scopa e i gatti: i loro sortilegi possono far vacillare famiglie, donare piacere sessuale, corrompere dei bambini puri, commettere omicidi. Continuamente a contatto con la natura, quindi con l’istinto, quindi con il peccato.
Uno degli aspetti più importanti del film è la ben congegnata dinamica familiare dei protagonisti: un ragazzo in piena fase pre-puberale, una sorella “già donna”, due gemellini molto inquietanti, una madre timorata di Dio e un padre debole e bugiardo. Chi ha qualcosa da nascondere? Qualcuno ha a che fare con il demonio in persona?
Al netto della componente narrativa, il film presenta un comparto tecnico e una cura per i dettagli davvero sorprendenti: il realismo pesa come un macigno, e il regista non ha paura di mostrare ciò che è disgustoso, ma senza mai arrivare al gore più spinto. Il montaggio e la fotografia, poi, riescono a restituire una tensione tenue ma perenne per tutto il film, grazie a delle scelte inusuali per il genere: zero telecamera a spalla, zero jumpscares, in nessun caso la musica si alza di colpo per far sussultare lo spettatore.
Insomma, questo film non bara: punta dritto allo spettatore e gli racconta ciò che deve senza fronzoli: una storia di fede, peccato, corruzione, e soprattutto di possibilità di riscatto che, non sempre, è possibile.

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Classe 1993. Tragicomico per natura, goliarda per vocazione. In fase adolescenziale viene folgorato come San Paolo sulla via di Damasco dalla Stand-up Comedy americana e dalla scuola comica milanese. Amante della buona scrittura al cinema, in teatro e in tv, si occupa di show-biz in toto.
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