29 Agosto 1991: CosaNostra uccideva Libero Grassi, stasera la docufiction su Rai Uno

29 Agosto 1991, una data triste, una delle tante date tristi che la mafia ci ha inevitabilmente obbligato a ricordare. Ricorre oggi l’anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, imprenditore italiano, fortemente contrario ad ogni forma di oppressione e seguace della lealtà che CosaNostra uccise perché contrario a pagare il pizzo.

Nato a Catania ma vissuto a Palermo, Libero cresce in un ambiente fortemente antifascista, il suo stesso nome è stata una scelta dei genitori per ricordare il sacrificio di Giacomo Matteotti, politico italiano ucciso per volere di Benito Mussolini poiché denunciò gli brogli elettorali in occasione delle elezioni dello stesso anno. Nel 1942 iniziò a studiare Scienze Politiche a Roma ma poco dopo scelse di entrare in Seminario. La scelta derivava principalmente dal suo rifiuto a combattere una guerra, la seconda mondiale, voluta da destrosi e fascisti; egli stesso spiegò: “decisione questa presa, non per una vocazione maturata nell’avversità della guerra, bensì per il rifiuto di combattere una guerra ingiusta al fianco di fascisti e nazisti”. All’indomani della liberazione uscì dal seminario e riprese gli studi. Finiti gli studi, nonostante mirasse a diventare un diplomatico, proseguì l’attività del padre come commerciante e negli ani cinquanta entrò nel mondo dell’imprenditoria per poi tornare in Sicilia ed aprire uno stabilimento tessile. La sua vocazione diplomatica e l’aria antifascista respirata nell’ambiente familiare sin da bambino, lo portarono nel 1961 a scrivere articoli politici alquanto pungenti per vari giornali e successivamente passò alla politica attiva prendendo parte al Partito Repubblicano Italiano. 

Nel frattempo, in una Sicilia che era nelle mani di CosaNostra, viene preso di mira dai mafiosi che tentarono di obbligarlo a pagare il pizzo, ovvero la tangente che la mafia pretendeva per “lasciare tranquilla” una attività commerciale e garantirgli protezione. Ma Libero, ostinato seguace della verità e contrario a qualsiasi forma di oppressione, ebbe il coraggio di opporsi alle richieste della mafia e denuncio gli estorsori aiutato anche dai suoi dipendenti. Grassi firmò, in pratica, la sua condanna a morte pubblicando un articolo sul Giornale di Sicilia col quale confermava ancora una volta il suo “no” alle richieste della mafia. Con la situazione in deciso peggioramento, Libero fu abbandonato dai suoi colleghi ma soprattutto dalle istituzioni e fino al giorno della sua morte, avvenuta il 29 agosto 1991, continuò con convinzione la sua azione per contrastare la mafia e denunciare gli estorsori.

In occasione del venticinquesimo anniversario della sua morte, la famiglia di Libero promuove per una serie di iniziative in suo ricordo. Stasera alle 21, nell’atrio della Biblioteca Comunale di Casa Professa, ci sarà la proiezione della docufiction «Io sono Libero», trasmessa in contemporanea anche su Rai Uno. 

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Nato a Maddaloni il 16/05/1995. Vive a Beltiglio di Ceppaloni, un piccolo paesino della provincia di Benevento. Studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Salerno. Scrive anche per Benevento ZON, AlBarSport.com e Derivati Sanniti.
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