Lavoro, le sfide delle relazioni tra colleghi nell’era digitale

Avvocati per stranieri
Foto Mikhail Nilov - Pexels

Con l’avvento dello smart working, molte aziende si sono ritrovate a dover gestire team e collaborazioni completamente da remoto. Se da un lato questo ha portato una maggiore flessibilità e work-life balance, dall’altro può rendere più complesse le dinamiche relazionali tra colleghi. Non potersi incontrare di persona ogni giorno, non condividere pause caffè o pranzi, rende più difficile costruire rapporti umani forti. La comunicazione mediata dallo schermo, per quanto efficace sul piano pratico, non sostituisce quella faccia a faccia per empatia e intesa reciproca. Inoltre, in assenza di indicazioni non verbali come sguardi, gesti, tono di voce, possono insorgere più facilmente incomprensioni e fraintendimenti, che minano la collaborazione.

Differenze generazionali

Con l’inserimento sempre più massiccio di Millennials e Generazione Z nelle aziende, la forza lavoro è diventata più che mai intergenerazionale. Questo incontro-scontro tra mentalità diverse può creare disallineamenti nelle modalità di comunicazione e collaborazione. I più giovani sono nativi digitali, più portati per il multitasking e meno attenti alle gerarchie. I più maturi hanno maggiore esperienza ma sono più ancorati ad abitudini tradizionali. Questa diversità di prospettive se non ben gestita può generare conflitti e fraintendimenti. È fondamentale che ognuno sia disposto a mettersi nei panni dell’altro, non dare nulla per scontato, adattare il proprio stile per una comunicazione più efficace.

Networking e socializzazione online

Con team distribuiti geograficamente e scambi quotidiani online, anche occasioni come feste, aperitivi o altri eventi di socializzazione vengono sempre più digitalizzate. Happy hour su Zoom, quiz su Teams, sono un buon compromesso ma non eguagliano il valore di incontri reali. La socializzazione informale dal vivo crea un clima relazionale che favorisce la nascita di amicizie, senso di appartenenza ad un gruppo, coesione. Elementi molto utili per un buon spirito di squadra e quindi risultati migliori. Pur non potendo eliminare del tutto la distanza, si può puntare ad organizzare periodicamente incontri fisici, per ricreare opportunità di networking fuori dall’ufficio, essenziali per relazioni più profonde.

Asincronia e produttività

Nella comunicazione a distanza molto si basa su strumenti asincroni: email, messaggistica istantanea, documenti condivisi. Questo da un lato rende più flessibili i flussi di lavoro, dall’altro può impattare su ritmi e urgenze. Non potendo avere sempre risposte o feedback in tempo reale, è necessario imparare ad essere più pazienti e tolleranti con i tempi altrui. Allo stesso tempo, bisogna prestare attenzione a non abusare della flessibilità rispondendo con eccessivi ritardi, che possono essere frustranti per i colleghi. Un buon equilibrio tra produttività personale e disponibilità verso il team è la chiave per una collaborazione efficace anche a distanza.

Gestione manageriale e leadership

Per i manager gestire collaboratori da remoto richiede doti e sensibilità diverse. Non potendo avere interazioni quotidiane di persona, diventa più complesso motivare e coinvolgere il team. Bisogna puntare su una comunicazione molto trasparente degli obiettivi, feedback frequenti anche se a distanza, e soprattutto sulla fiducia nei confronti dei singoli. Lasciare autonomia e responsabilizzare diventano fondamentali, insieme alla capacità di essere leader anche virtualmente. Le nuove generazioni tra l’altro ricercano stili manageriali meno autoritari e più aperti al dialogo. Saper ascoltare, facilitare la collaborazione tra tutti, valorizzare i talenti di ciascuno, sono competenze cruciali per i manager di oggi.

Relazioni umane sempre più ibride

In definitiva, il futuro del lavoro sarà sempre più ibrido: in parte in presenza, in parte da remoto. Serve quindi trovare il giusto equilibrio, sfruttando il meglio dei due modelli. Da un lato la flessibilità e produttività del digitale, dall’altro la ricchezza delle relazioni umane dal vivo. Non si tratta di scegliere l’uno o l’altro paradigma, ma di integrarli per un approccio omnicanale. Le aziende devono ripensare spazi e processi per facilitare questa integrazione. Ma soprattutto, ciascuno deve mettere in gioco sensibilità, apertura mentale ed empatia per collaborare al meglio, qualsiasi sia la modalità di interazione. Le relazioni human-to-human rimangono la chiave di tutto. Un esempio di metodologia agile è lo Scrum, che promuove un approccio iterativo e flessibile tramite sprint regolari e daily meeting quotidiani di allineamento.

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